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pausa lavoro
- mentre ascoltavo faber mi sono fermata a pensare a svariate cose (complice il momento creativo e, diciamocelo, l'unico veraamente sfidante del mio lavoro, quindi anche l'unico che mi va bene fare a casa dove non c'e' il telefono che squilla, l'ansia da riunione, mille domande e un sacco di voglia di uscire sotto la pioggia a staccare e a fumare) fra cui (in ordine sparso): il cartellone della sas che ho visto a cadorna, il fatto che odio essere fotografata e vengo sempre con la stessa faccia sorpresa (a sto punto mi chiedo sempre se io appaia sempre sorpresa al mondo che mi guarda), a come dannatamente io sia identica a mia mamma (lo stesso sorriso, le stesse rughe, le stesse mani e gli stessi zigomi alti), a quanto vorrei avere il frigo pieno di schifezze da mangiare, al fatto che non abbia acqua decente in casa da tipo una settimana (e continui a bere l'acqua frizzante che mi infastidisce), al viaggio che vorrei fare in bici, ai soldi che mi mancano (pero' e' anche vero che non mi mancano, pero' e' anche vero che ne spendo un sacco in cazzate, pero' e' anche vero che...), alla iso che dorme e a quanto dovrei e vorrei amarla di più, a quanto tempo dovrei avere maggiormente per me e per gli altri. poi sento che il momento creativo sta sfuggendo, che gli occhi stanno per arrendersi e quindi ritorno a scrivere quei cavolo di story. mi devo ricordare di puntare la sveglia.
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