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30/09/2003
alla faccia di süskind - oggi ho fatto tardi in ufficio. io odio l'utlimo giorno del mese: devo fare il report mensile e ho sta croce di ricostruire giorno per giorno tutte le attività svolte ora per ora. certo, dovrei farlo quotidianamente così sarebbe tutto più semplice, dovrei solo inserire nel sistema i dati che ho già scritto in un file excel, certo, sarebbe molto più semplice, se avessi la costanza di farlo. ma visto che la costanza non ce l'ho, ogni santissimo ultimo giorno del mese sto lì e mi ricontrollo la cronologia dei file, quella delle mail, l'agenda condivisa, faccio il conto dei rimborsi. poi il primo giorno del mese controllo i report di chi lavora con me, controllo che collimino, che ci sia corrispondenza, che non abbiano dimenticato delle attività, che non abbiano dimenticato delle ore, che i permessi coincidano (le malattie no, mizzeca, a quelle ci pensano in amministrazione). e così via... poi il sistema si mangia tutto e ci aggiorna tutto il sistema di pianificazione attività... (giuro, è un incubo...).
in ogni caso il mio ultimo giorno del mese prevede almeno due ore di lavoro per ricostruire il mio report. quindi invece che uscire alle cinque e un quarto sono uscita alle sei e dieci: straordinario non pagato.

arrivo in metropolitana e ovviamente le facce sono diverse, pure quelli che suonano nei cunicoli di duomo non sono gli stessi. cambio a duomo e vado sul mio binario ad aspettare il mio convoglio merci. arriva un treno ma non va bene per me: una signora si alza e mi siedo al suo posto sulla panchina di pietra. accendo il discman, sto per prendere il libro e mi tolgo la giacca del tailleur (a volte mi capita di dovermi mettere il tailleur e mi odio). annuso casualmente l'aria e sento il mio profumo, quello che metto da giugno, quello estivo, quel misto di mora e muschio che mi hanno regalato in profumeria e grazie al quale sono stata soprannominata "fruitella". usmo la giacca e mi rendo conto che non è la giacca a "sapere" di profumo. io non posso esssere perché ho corso per cinque ore oggi e poi sono stata in uno stanzino puzzolente di fumo a fare una riunione: io puzzo. non sono io.
cerco avidamente fra le facce delle donne che mi circondano chi potrebbe essere così folle da condividere con me questa pazzia melensa di frutti di bosco e licheni. questione di attimi, le persone sulla banchina si scambiano di posto. chi aspettava il metrò è già sul treno, che ha chiuso le porte. chi era sul treno è già sulle scale e corre frenetico verso il prossimo treno o verso il sagrato. chi aspettava, come me, l'altro treno è già pronto al suo posto sulla linea gialla. e chi portava il mio profumo non c'è più. mentre mi volto ancora una volta vedo un'amica, prendiamo lo stesso treno: si parla di amici comuni, di web, di politica e di cose-da-nulla. dopo tre fermate lei scende e io rimango lì. mi reggo all'apposito sostegno, in ritardo sulla tabella di marcia, con una fame incredibile, con mille cose da fare a casa (fra cui una lavatrice che non ho fatto), violata pure del mio profumo, che è una delle poche cose al mondo che considero personale, intima e assolutamente non condivisibile.
Auro - 23:14:36
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